L'Ordine Mauriziano

L’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro
La nascita dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro si deve alla volontà del Duca Emanuele Filiberto di Savoia di istituire un ordine religioso e militare che esercitasse l’ospitalità e nel contempo combattesse i nemici in nome della fede cristiana. L’evoluzione storica andò in parte modificando  queste sue funzioni primarie, e l’Ordine venne a identificarsi come un organismo a sé all’interno dello stato sabaudo, ove il Sovrano,  come Gran Maestro, poteva esercitare un governo personale, libero dal controllo delle Segreterie di Stato e, con persone notabili e fidate nominate nel Consiglio dell’Ordine e investite di cariche amministrative-gestionali, operare per il perseguimento dei fini propri dell’Ordine stesso; tutto ciò senza che la sua sfera di attività risultasse in antagonismo o contrasto con quella dello stato sabaudo.

LE ORIGINI
Nel 1572 era ambasciatore del Duca di Savoia a Roma monsignor Vincenzo Parpaglia, abate di San Solutore, uomo assai esperto in affari di religione a abile manovratore politico, che si adoperò affinché il pontefice Gregorio XIII emanasse la Bolla Pontificia del 16 settembre 1572, con cui fu creato un ordine militare e religioso, di natura dinastica, sotto la regola cistercense ed il titolo di S. Maurizio, protettore della Casa di Savoia. La sede principale del nuovo Ordine venne stabilità nel dominio di Savoia, e la carica di Gran Maestro venne attribuita al Duca Emanuele Filiberto ed a i suoi successori, con l’obbligo di dotare l’Ordine di 15.000 scudi. Le prerogative spettanti al Gran Maestro consistevano nella facoltà di fondare priorati e commende, di ammettere all’Ordine nobili o uomini meritevoli per virtù provenienti da qualsiasi parte del mondo, a condizione che i cavalieri così ordinati rispettassero alcune condizioni di natura coniugale ed esercitassero la professione di fede. Da questa “sacra milizia” il Pontefice si aspettava una lotta all’eresia e una difesa dagli infedeli. Emanuele Filiberto nel contempo mirava all’unione dell’Ordine di S. Maurizio con quello assai ricco di S. Lazzaro e, attraverso i suoi ministri ducali, riuscì ad ottenere dal medesimo Pontefice in data 13 novembre 1572 la Bolla Pontificia che sanciva l’unione dell’Ordine Gerosolimitano di S. Lazzaro con quello di S. Maurizio. Con questo provvedimento i beni dell’ordine gerosolimitano, ad eccezione di quelli in territorio spagnolo, entrarono nella dotazione patrimoniale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Successivamente, in data 15 gennaio 1573 con Breve Pontificio di Gregorio XIII vennero stabilite le insegne dell’Ordine, e cioè la croce verde di S. Lazzaro con la croce bianca trilobata di S. Maurizio. Il Duca, in osservanza a quanto disposto nelle bolle papali, conferì all’Ordine di cui era Gran Maestro beni che fruttassero 15.000 scudi l’anno: con instrumento notarile del 29 gennaio 1573 dotò l’Ordine dei redditi dei castelli e luoghi di Stupinigi, Sommariva del Bosco, Cardè, Caramagna, Settimo Torinese, La Margarita di Tronzano, Lavoretto, Scros, Cainea, Tosone, Burges, Aiguebelle, Pont d’Ain, Jassron, Trèfort, e sopra la gabella del vino in Savoia, del sale in Piemonte e del dazio di Susa. Sin dal 17 febbraio 1573 stabilì requisiti e regole per diventare cavalieri, per portarne le insegne e i manti, per avere l’investitura di commende, e per ogni altro privilegio. Decretò che l’Ordine avrebbe avuto due sedi, una a Torino per il servizio di terra, ed una a Nizza per il servizio di mare; l’espletamento di quest’ultimo venne affidato a due galere, la Piemontesa e la Margarita, assegnate dal Duca nel 1573 alla Sacra Religione per servire il Pontefice contro i Turchi, sempre in osservanza a quanto disposto nelle bolle pontificie.

L’ORGANIZZAZIONE DELL’ORDINE
La carica di Gran Mastro dell’Ordine venne attribuita con la Bolla Pontificia del 16 novembre 1572 al Duca Emanuele Filiberto di Savoia ed ai suoi successori. Spettava al Gran Mastro nominare cavalieri nei diversi gradi, conferire uffici e dignità nella Sacra Religione, commende, priorati, pensioni e redditi a cavalieri benemeriti, accrescere e diminuire le pene, commutare le servitù, dispensare dalla minore età per la nomina a cavalieri, e ovviamente emanare statuti, regole e provvedimenti per l’Ordine. Gli otto cavalieri di Gran Croce Graduati, i cosiddetti “Grandati”, e cioè il Gran Commendatore, il Maresciallo, l’Ammiraglio, il Gran Ospedaliere, il Gran Conservatore, il Gran Cancelliere, il Tesoriere Generale e il Gran Priore, unitamente al Gran Mastro e al Vice Cancelliere, formavano il Consiglio della Sacra Religione, e cioè l’organo di governo dell’Ordine. Per cause gravi ed urgenti il Consiglio doveva essere composto di almeno dodici cavalieri di Gran Croce; in mancanza di alcuni di questi il Gran Mastro e il Consiglio nominava dei cavalieri anziani. Al Consiglio spettava la completa amministrazione degli affari della Sacra Religione e la decisione esclusiva di tutte le cause civili e criminali per le azioni personali dei cavalieri, che venivano così sottratti a qualsiasi altra giurisdizione. La funzione giurisdizionale era affidata all’ufficio dell’Auditore e all’ufficio dei Conservatori: l’Auditore, cavaliere, doveva essere persona esperta ed esercitare la sua carica con giustizia ed equità; era sua la competenza su tutte le cause civili e criminali tra cavalieri ed altri sottoposti alla giurisdizione magistrale; contro le sue “ordinazioni” era consentito appello solo davanti al Gran Mastro e al Consiglio. I Conservatori erano persone ecclesiastiche d’autorità e dignità, ed esperte che, nelle Province in cui era suddiviso il territorio dell’Ordine, avevano l’autorità di procedere contro coloro che portavano l’abito e altri sottoposti alla Sacra Religione. L’amministrazione dell’Ordine, esclusa quella di competenza esclusiva del Gran Mastro, risultava ripartita tra gli uffici principali cui era preposto sempre un cavaliere di Gran Croce, di certa virtù ed esperienza, consigliere della Sacra Religione. In assenza del Gran Mastro o di altro nominato in sua vece, spettava al Gran Commendatore rivestire questa carica, con il compito di controllare che tutti i cavalieri osservassero i propri obblighi ed adempissero i loro doveri, e di segnalare al Consiglio casi che necessitassero di correzione. Spettava a lui convocare i cavalieri per le congregazioni da farsi in occasione di cerimonie, processioni ed esequie di cavalieri, ed era richiesto il suo intervento sui conti resi da chi maneggiava il patrimonio mobile della Sacra Religione, e sugli approvvigionamenti di vettovaglie e munizioni di guerra per il servizio di terra e per il servizio di mare. Al servizio di mare era preposto l’Ammiraglio, la cui autorità si estendeva su tutto il personale impiegato su galere, navi, vascelli al servizio della Marina. Il comando dei cavalieri “militi”, cioè armati contro gli infedeli e gli eretici, che prestavano servizio per terra era affidato al Maresciallo, cui spettava anche, previo parere del Consiglio, disporre l’arresto, il carcere o altra pena per i cavalieri che trasgredivano ordini o disposizioni. Competeva invece al Gran Conservatore conservare con cura tutti i beni mobili ed immobili che costituivano il Tesoro della Sacra Religione, registrando entrate ordinarie e straordinarie, terre, signorie, giurisdizioni, priorati, commende, ospedali, case, chiese, cappelle, benefici, censi ed enfiteusi dell’Ordine, i più importanti dei quali pervenuti all’Ordine attraverso bolle pontificie che, sopprimendo ordini religiosi, ne conferivano i beni all’Ordine Mauriziano. Il Tesoriere Generale sovrintendeva all’amministrazione del Tesoro dell’Ordine e all’attività dei “ricevidori”, incaricati dell’esazione dei tributi sui territori dell’Ordine, mentre la trattazione degli affari legali e di giustizia spettava al Gran Cancelliere. Al Grand’Ospedaliere spettava il governo delle opere di carità, ed in particolare egli sovrintende a tutti gli ospedali dell’Ordine. Il Gran priore era deputato alla cura e amministrazione della Chiesa della Sacra Religione ed al controllo delle altre chiese, con relativi sacerdoti e cappellani, sottoposte all’Ordine. Le riforme del 1851 abolirono i “Grandati”e le loro attribuzioni vennero accentrate sul Primo Segretario del Gran Magistero, che diventò così il vero e unico amministratore dell’Ordine, supportato dal Consiglio e sempre sotto la supervisione del Gran Maestro. A seguito della creazione dell’Ordine della Corona d’Italia, avvenuto con Regio Decreto 20 febbraio 1868, n. 4251, il Consiglio dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, in forza del Regio Decreto 24 gennaio 1869, assunse le qualità anche di Consiglio dell’Ordine della Corona d’Italia. L’Ordine della Corona d’Italia era un Ordine cavalleresco, il cui Gran Maestro era il Re ed i suoi successori al trono d’Italia, e il cui Cancelliere era il Primo Segretario per il Gran Magistero Mauriziano; l’Ordine era destinato a premiare italiani e stranieri benemeriti verso la Corona e il Sovrano, ma soprattutto che avessero operato direttamente nell’interesse della Nazione. Con la XIV Disposizione Transitoria e Finale della Costituzione Italiana, l’Ordine Mauriziano cessa di essere un ordine dinastico, ma viene conservato come ente ospedaliero, con le funzioni e l’ordinamento stabiliti dalla legge costituzionale del novembre 1962.

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